Vaticano, la magistratura svizzera sequestra i conti di Monsignor Perlasca e di tutti gli indagati dell’inchiesta sul palazzo di Londra

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Un’estorsione da 15 milioni al Vaticano. E’ l’ipotesi che emerge dall’inchiesta che ha portato all’arresto di Gianluigi Torzi nell’ambito delle indagini sull’acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra da parte della Santa Sede, e al sequestro in Svizzera di conti con depositi milionari, uno dei quali nella disponibilità di monsignor Alberto Perlasca, responsabile degli investimenti della Segreteria di Stato in Vaticano.

Monsignor Perlasca e Fabrizio Tirabassi, responsabili dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato Vaticana, sono indagati per peculato in concorso con Gian Luigi Torzi e Raffaele Mincione in relazione all’investimento di 454 milioni di euro derivanti – secondo gli investigatori vaticani – dalle donazioni dell’Obolo di San Pietro, nella disponibilità della Segreteria di Stato e da questa possedute con vincolo di scopo per il sostegno delle attività con fini religiosi e caritatevoli.


In particolare, ai 4 viene contestato dalla procura di Oltretevere di avere consentito a Mincione di “appropriarsi convertendola a proprio profitto” di parte della liquidità versata nel fondo Athena Capital Global Opportunities Fund (da lui gestito attraverso Athena Capital Fund Sicav) per un totale, sempre a detta degli investigatori, di oltre 200 milioni.

Torzi, broker molisano, stando alle ricostruzioni dell’accusa, sarebbe entrato in contatto con la Segreteria di Stato per aiutarla a risolvere l’impasse della partecipazione al fondo Athena. Il broker ora agli arresti, però, stando alle accuse, si sarebbe ben presto trasformato nell’uomo in grado di tenere in pugno la segreteria di Stato fino a portare a compimento un’estorsione di 15 milioni. In
particolare,Torzi, avrebbe trattenuto senza farlo sapere alla Segreteria di Stato mille azioni (le uniche con diritto di voto) della società, con ciò impedendo di fatto al Vaticano (cui aveva ceduto 30mila azioni ma senza diritto di voto) di disporre del palazzo.

Su richiesta del promotore di giustizia vaticano, la magistratura svizzera ha sequestrato anche i conti di Torzi e Tirabassi, quelli del finanziere Mincione e di Enrico Crasso, gestore dell’Obolo di San Pietro

Fonte: Repubblica

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