Varato il Family Act, contributi per asili e nidi, congedi anche per parlare con i professori

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Il ‘Family act‘,  pacchetto di misure a sostegno delle famiglie redatto dalla ministra alle Pari Opportunità Elena Bonetti, presentato ad ottobre alla Leopolda, è stato varato oggi dal  Consiglio dei ministri. Tra le misure principali, a sostegno della famiglia istituisce l’assegno universale per figli. Tra gli altri punti fondamentali  il contributo per le rette di nidi e materne anche al 100%, il congedo per i neo papà che sale a dieci giorni, congedi usati anche per andare a parlare con i professori e un’indennità integrativa per le mamme in rientro da congedo.  “Un sogno grande iniziato alla Leopolda. Il primo piano integrato per le politiche familiari nel nostro paese. L’italia riparte dalle famiglie”, ha detto dopo l’approvazione del disegno di legge la ministra Bonetti.

“Dalla proposta di Family act è stata stralciata la parte che riguarda l’assegno unico per i figli. Lunedì cominceranno infatti le votazioni in commissione alla Camera della proposta di legge delega, d’iniziativa del partito democratico, che istituisce appunto l’assegno unico per i figli. È questo il positivo accordo di metodo raggiunto entro la maggioranza. L’assegno unico per i figli sarà robusto, semplice, equo, continuo e per tutti. Una vera rivoluzione, per favorire la natalità e la genitorialità”. Lo dichiarano Stefano Lepri, deputato e relatore della proposta di legge, ed Elena Carnevali, capogruppo pd in commissione Sanità e Welfare. Peccato a fine serata fonti di Italia Viva dicono che non “c’è stato nessuno stralcio, il testo approvato contiene l’assegno universale”.
 


Ma guardiamo nel dettaglio cosa si prevede a proposto dell’assegno. Verrà dato  a tutti i nuclei familiari con figlie e figli a carico:
– ha un importo minimo per tutti i nuclei familiari con uno o più figlie o figli, cui viene aggiunta una quota variabile determinata per scaglioni dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE);
– viene erogato mensilmente con denaro o col riconoscimento di un credito fiscale
– è attribuito per ciascun figlia o figlio, fino ai diciotto anni di età
– in caso di figlia o figlio successivo al secondo, l’importo dell’assegno universale è maggiorato del venti per cento;
– l’assegno universale è riconosciuto a decorrere dal settimo mese di gravidanza;
– l’assegno non concorre a formare il reddito complessivo;
– l’assegno non rileva per il calcolo del reddito ai fini del riconoscimento delle prestazioni di welfare
– nell’erogazione si tiene conto dell’età dei figli a carico;
L’assegno è incrementato per ciascun figlia o figlio con disabilità.
Il Family act prevede un contributo a copertura delle rette di asili nido e scuole materne, fino al 100%. “Sostenere le famiglie con interventi di sostegno con contributi che possono coprire anche l’intero ammontare delle rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati, asili nido familiari, micronidi, sezioni primavera e scuole dell’infanzia, nonché per l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in favore delle bambine e dei bambini al di sotto dei sei anni”, si legge infatti nel testo

C’è un articolo ad hoc per le donne, le mamme, le più svantaggiate, quelle che il più delle volte pagano un prezzo altissimo alla nascita di un figlio, fino all’abbandono del posto di lavoro. Proprio per contrastare questa norma, il ddl famiglia norma all’articolo 5 la delega al governo “per incentivare il lavoro delle madri e l’armonizzazione dei tempi”. Tra le norme più significative che il governo punta a introdurre, c’è quella che prevede “un’indennità integrativa della retribuzione per le madri lavoratrici erogata dall’Inps, per il periodo in cui rientrano al lavoro dopo il congedo obbligatorio”.

Per varare l’assegno universale governo e parlamento abrogheranno tutte le attuali prestazioni per la famiglia. Circa 16 miliardi sarebbero tolti a detrazioni, assegni e bonus e messi sull’assegno universale. C’è il rischio che le famiglie con reddito medio basso prendano meno.  Per evitare che la riforma sia “a perdere” per migliaia di famiglie occorrono circa 7 miliardi aggiuntivi. E questo è il nodo principale.

Fonte: Repubblica

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