Tangenti, affari e torture: la misteriosa morte del giudice iraniano in Romania

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Venerdì scorso, alle 14,30 del pomeriggio, la polizia di Bucarest, la capitale della Romania, riceve una telefonata dalla receptionist dell’hotel Duke, un albergo a quattro stelle in centro città. Un uomo, un cliente che alloggiava ai piani alti dell’albergo – racconta la donna – è stato trovato morto nell’hotel, forse è precipitato dalla sua stanza. Quattro giorni dopo non c’è ancora una versione coerente e definitiva sulla morte di Gholamreza Mansouri, 66 anni, un ex influente giudice iraniano, che per diverso tempo è stato responsabile della circoscrizione di Lavasan: una zona elegante e ricca a Nord di Teheran considerata la “Beverly Hills” della capitale, dove vivono famiglie facoltose e le élite del regime iraniano, con ville lussuose e giardini, e dove negli ultimi anni sono stati avviati diversi progetti immobiliari.

Mansouri era ricercato dall’Interpol e dalla giustizia iraniana per corruzione, ma era anche conosciuto dalle organizzazioni internazionali e dagli attivisti per i diritti umani per la mano dura contro i giornalisti: Reporter senza frontiere ha presentato due denunce nei suoi confronti in Germania per aver fatto arrestare e torturare numerosi giornalisti iraniani nel 2013 sotto la presidenza di Ahmadinejad.

Il giudice delle élite In Iran era imputato in un caso di corruzione legato a un grande progetto immobiliare in cui è coinvolto anche l’ex vice capo della magistratura iraniana, il potente Akbar Tabari, che è stato a sua volta il numero due dell’ayatollah Sadeq Amoli Larijani, un chierico considerato per un periodo anche in predicato di entrare nella rosa dei possibili successori di Khamenei, la Guida Suprema. In Iran è Khamenei che nomina il capo della magistratura.
Mansouri avrebbe incassato una tangente da 500mila euro per sbloccare una licenza di costruzione a Lavasan per l’imprenditore Hassan Najafi, un miliardario iraniano che opera nel settore petrolchimico e delle costruzioni, e che secondo la web tv Net Tv avrebbe legami di parentela con Ali Akbar Nateq Nuri, ex ispettore capo dell’ufficio del leader supremo. Reza Haqiqatnezhad, un giornalista iraniano esule che conosce molto bene gli apparati di sicurezza iraniani, ha descritto Mansouri come un uomo molto vicino ai servizi e all’intelligence. Il processo in cui era coinvolto riguarda diversi alti funzionari del Paese.Da Bucarest a Teheran: intelligence e segretiL’anno scorso Mansouri era fuggito in Germania. Agli inizi di giugno si era fatto vivo con un video in cui spiegava che la sua non era una fuga ma solo un viaggio per ricevere cure mediche e che sarebbe rientrato presto in Iran per affrontare il processo. Pochi giorni dopo è stato arrestato dalla polizia di Bucarest, che avrebbe dovuto decidere in breve tempo sulla richiesta di estradizione presentata delle autorità iraniane.

Secondo le prime indagini si sarebbe trattato di un suicido, ma la dinamica dell’accaduto non è ancora chiara, ci sono versioni discordanti anche su dove sia stato trovato il cadavere – se nella hall dell’albergo, quindi all’interno, come sembrerebbe dalle foto scattate ai soccorritori che lo hanno trasportato fuori dall’hotel, o sul marciapiede esterno alla struttura. Le autorità iraniane hanno chiesto alla Romania di spiegare “le ragioni esatte dell’incidente”, e in Iran è partita una girandola di ipotesi e speculazioni su questo caso.

Un dettaglio che è stato notato dall’emittente al Arabiya, accusata da Teheran di essere la voce della propaganda saudita: Hassan Soleimani, il direttore di Mashregh News, un sito web considerato vicino alle Guardie rivoluzionarie, ha fatto riferimento a un possibile coinvolgimento di iraniani nella morte di Mansouri: “Ad oggi, la Romania è un punto di profondità strategica (per l’Iran)”, ha scritto in un tweet poi cancellato, riferendosi all’influenza iraniana – in termini di intelligence e apparati di sicurezza – in Romania.

Fonte: Repubblica

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