Recovery fund, Orbán si schiera contro: trattativa in salita

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“Lo European recovery fund è assurdo e perverso, privilegia i paesi ricchi e non quelli più poveri all´interno dell´Unione europea”. Ecco le parole con cui oggi nella consueta intervista addomesticata alla radio pubblica il popolarissimo premier-autocrate sovranista Viktor Orbán, alleato politico di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ha celebrato i suo primi dieci anni al potere in Ungheria con un pesantissimo attacco all’talia. Pronunciando cioè un durissimo nyet ad aiuti europei importantissimi soprattutto per l’Italia e gli altri paesi più colpiti dal Covid 19. In altre parole l’Italia, terzo paese donatore dell’Unione europea dalla quale l’Ungheria riceve enormi fondi di coesione vitali per la sua crescita (pur rifiutando le quote di ripartizione di migranti e profughi e quindi lasciandoli tutti in paesi donatori come Italia, Germania o Francia), per Orbán è un nemico da ostacolare e non un amico.

Orbán al primo canale radio pubblico ungherese che egli ha affidato alla signora Siklósi, giornalista antisemita sua amica politica e familiare da tempo, ha etto che “il recovery fund proposto dalla presidente della Commissione Europea di Ursula von der Leyen è assurdo e perverso perché sembra basato sull’idea che alla fine i paesi ricchi ricevano soldi dai Paesi piú poveri. Va studiato, ma ripeto mi sembra assurdo e perverso”. Il recovery fund nasce dall’idea presentata dal presidente francese Emmanuel Macron e dalla Cancelliera federale Angela Merkel e prevede spese europee per circa 750 miliardi di euro da ripartire tra tutti i Paesi membri per rilanciare economia e occupazione dopo la pandemia. Privilegiando ovviamente quelli più colpiti dal virus, non i ricchi o i poveri come dice Orbán. L’Ungheria ha affrontato con successo (e coi poteri assoluti di surgelamento della democrazia che Orbán si è dato) l’emergenza Coronavirus, chiuderà la fase di allarme rosso e revocherà gli stessi superpoteri di Orbán il 20 giugno, studia medicinali e vaccini, ha avuto poco meno di 500 morti cioè un decimo della Svezia che ha rifiutato ogni lockdown. L’Ungheria dunque riceverà secondo i piani del recovery fund circa 15 miliardi di aiuti straordinari europei di cui 8,1 a fondo perduto e 6,9 da restituire. Meno di Italia, Francia o Spagna dove le cifre del massacro sono state e sono ben altre, certo, ma appunto l’Ungheria è pronta a una veloce ripartenza economica proprio perché strutturalmente è paese recipiente nel bilancio dell’Unione europea. Il durissimo lockdown ha poi compensato le pesanti carenze del servizio sanitario nazionale magiaro distrutto da Orbán con pesanti tagli.


Politicamente,  sul piano europeo e mondiale, e sul piano del rapporto bilaterale Italia-Ungheria si pongono con urgenza alcune questioni. Prima fra tutte una in Italia: Matteo Salvini e Giorgia Meloni rilasciano quasi ogni giorno elogi di Orbán come eroe ed esempio di vero patriota. Secondo, lo stesso problema si pone per tutti i sovranisti europei, da Marine Le Pen in Francia a Jaroslaw Kaczynski in Polonia, per i quali Orbán è il vero leader e stratega. Terzo, si attendono risposte della Commissione europea e dai governi dei paesi pagatori nel bilancio Ue da cui l’Ungheria riceve benefici. Parliamo di Germania, Francia, Italia nell’ordine del livello di pagamenti. Paradossalmente col suo no al recovery fund Orbán si schiera al fianco del fronte dei quattro ricchi paesi contrari al programma di aiuti, cioè Austria, Svezia, Olanda, Danimarca, sebbene a Copenaghen e Stoccolma governino i socialisti. Pecunia non olet, pensa forse Orbán che arricchisce i suoi amici-sudditi oligarchi come l’amico d’infanzia ed ex benzinaio Lorinc Mészaros, oggi uomo piú ricco d’Ungheria, assegnando loro appalti pubblici finanziati con fondi Ue senza rispettare le norme europee per gare d’appalto ispirate alla libera concorrenza.

Amara ironia: il pesante attacco di Orbán all’Italia coincide con la giornata in cui per firma del presidente János Ader, vicino alle posizioni del premier, è entrata in vigore in Ungheria la legge che vieta la registrazione del cambio di sesso ai transgender violando valori e norme europee e del resto del mondo libero. Continuano intanto i lavori ai due contratti dalle cifre segrete con la Cina per la ferrovia Budapest-Belgrado e con Putin per nuovi reattori atomici russi per il paese magiaro.
 

Fonte: Repubblica

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