Qalibaf, l’ex sindaco conservatore di Teheran alla guida del Parlamento iraniano

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Sarà l’ex sindaco di Teheran, Mohammad Baqer Qalibaf, a presiedere il nuovo Majlis, il Parlamento iraniano uscito dal voto di febbraio. Come ampiamente previsto nelle scorse settimane, Qalibaf ha ottenuto una larga maggioranza: per lui hanno votato 230 deputati su 290. Ampiamente distaccati sono rimasti Fereydoon Abbasi-Davani, ex responsabile per l’Energia Atomica, e Mostafa Mirsalim, ex candidato alla presidenza del Paese, entrambi considerati “ultraconservatori”.

L’esponente conservatore prende dunque il posto del “pragmatico” Ali Larijani, il quale invece dovrebbe correre l’anno prossimo, secondo le previsioni, per le presidenziali. Per il momento, Larijani diventa consigliere della Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei. Primo e secondo vicepresidente del Majlis saranno Amir-Hossein Qazizadeh Hashemi e Ali Nikzad, entrambi conservatori.


La feroce selezione delle candidature riformiste, falcidiate dal Consiglio dei Guardiani, ha dato origine a un Parlamento di forte tendenza conservatrice, in cui paradossalmente Qalibaf è considerato una delle figure meno radicali. Ex capo della polizia, ex comandante dell’aeronautica dei Pasdaran e veterano della guerra Iran-Iraq, nei mesi scorsi Qalibaf ha subito attacchi da parte degli ultraconservatori, basati su accuse di corruzione. Ma a superare ogni ostacolo è stata la sua “carta vincente”, dicono gli analisti, cioè il sostegno della Guida suprema, Khamenei, che lo considera un suo fedelissimo.

La presidenza del Majlis offre anche una grande visibilità, che permette di preparare la corsa ad altre poltrone, ma soprattutto è un ruolo importante per le possibilità di interdizione del lavoro governativo. In altre parole, l’elezione di Qalibaf, più ancora che una buona notizia per lui, è una cattiva notizia per il riformista Hassan Rohani.

Non è un caso che proprio nella seduta inaugurale il presidente abbia rivolto un appello al Parlamento perché tenga come priorità l’interesse nazionale e non quelli di parte. Il risultato del voto di febbraio non lascia altre possibilità: nella stessa seduta il presidente ad interim Reza Taqavi lo ha definito “il Majlis del Velayat”, cioè il Parlamento della Guida suprema, e allo stesso tempo ha sentito la necessità di rassicurare Rohani precisando che l’assemblea non sarà “né un avvocato né un nemico dell’amministrazione”.

Fonte: Repubblica

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