Pensioni, la revisione dei coefficienti rende necessaria la previdenza complementare

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Analisi

La revisione dei coefficienti di trasformazione è un adempimento periodico correlato all’aspettativa di vita. Tuttavia impone una serie di riflessioni sul sistema previdenziale

di Luca Di Gialloenonardo (*)

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La revisione dei coefficienti di trasformazione è un adempimento periodico correlato all’aspettativa di vita. Tuttavia impone una serie di riflessioni sul sistema previdenziale


3′ di lettura

Nella Gazzetta Ufficiale n. 147 dell’11 giugno 2020 è stato pubblicato il DM Lavoro 1 giugno 2020 che riporta i nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo per gli anni 2021 e 2022. Un sistema previdenziale basato sul metodo contributivo può restare in equilibrio solo prevedendo, con una certa periodicità, una revisione dei coefficienti di trasformazione in rendita dei montanti contributivi che rifletta l’andamento della mortalità e delle variabili economiche.

L’evoluzione della materia

Tale revisione era prevista già nella Legge 335/95, sebbene con una periodicità molto lunga (decennale) e il subordine a una valutazione discrezionale che nei fatti ha portato una prima revisione dei coefficienti solo a partire dal 2010, con un impatto sulle pensioni in essere non indifferente.

Solo in seguito abbiamo fatto nostra una modalità di revisione automatica, basata sulle previsioni degli enti preposti e non assegnata alla discrezionalità politica, aumentando sempre di più la frequenza degli interventi. Non ci dilunghiamo sulla narrazione storica delle innumerevoli riforme normative che hanno ritoccato i meccanismi di aggiornamento dei coefficienti.

Le regole ora in vigore

Attualmente, a partire dal 2019, è prevista una revisione dei coefficienti ogni due anni, in concomitanza con l’adeguamento dei requisiti di accesso alla pensione in base all’andamento della speranza di vita.

Già dallo scorso anno quest’ultimo adeguamento, previsto a partire dal 2021, è stato fissato a zero. In altre parole, i requisiti di accesso alla pensione non subiranno variazioni fino alla fine del 2022. L’aumento della speranza di vita rilevato dall’Istat, infatti, non era stato ritenuto sufficiente a un ulteriore adeguamento dei requisiti.

Fonte: Il Sole 24ore

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