Partite Iva, flat tax per 1,4 milioni e boom delle pagelle fiscali

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Mettendo insieme tutte queste partite Iva si arriva a poco meno di 1,4 milioni. E c’è di più: i dati ufficiali non permettono ancora di conteggiare chi aveva già una posizione aperta e l’anno scorso è “saltato” nel regime della flat tax.

Diventa sempre più evidente, perciò, che ormai il regime agevolato per le partite Iva sta diventando quello prevalente, per chi opera in forma individuale (2,5 milioni di partite Iva in tutto). E imporrà prima o poi qualche considerazione a livello sistematico al Governo, visto che questi contribuenti non sono tenuti alla fattura elettronica, emettono fatture senza Iva e non devono neppure sottostare agli Isa.

Resta da valutare l’impatto che avrà sul popolo del forfettario la stretta introdotta con la legge di Bilancio 2020. Manovra che ha lasciato inalterato il tetto dei ricavi o compensi, ma ha ripristinato – tra l’altro – il limite massimo di reddito a 30mila euro per dipendenti e pensionati che svolgono una seconda attività con partita Iva.

Effetto Isa sulle somme dichiarate

Dalle statistiche delle Finanze emerge l’effetto degli Isa sui ricavi dichiarati dai 3,2 milioni di contribuenti cui si applicano gli indicatori: 9,1 per cento. L’incremento maggiore, pari all’11%, ha riguardato il settore dei servizi, seguito dalle manifatture (+8,8%) e dal settore dei professionisti (+8,6%). Il Mef, però, avverte che l’aumento non è tutto merito delle pagelle fiscali, perché il reddito dichiarato per l’anno d’’imposta precedente era stato molto basso in seguito alla modifica del criterio di determinazione del reddito d’impresa in contabilità semplificata (da competenza a cassa).

L’anno scorso gli Isa sono stati al centro di tante polemiche, perché il software di calcolo è arrivato all’ultimo e perché molti professionisti lamentavano i criteri di attribuzione delle pagelle. Il dato del Mef, comunque, dimostra che i contribuenti con un Isa pari a 8 (il voto che fa scattare il regime premiale) sono stati in tutto il 39%, cioè il 14,6% in più di coloro che, con i vecchi studi di settore, risultavano congrui, coerenti e normali.

Fonte: Il Sole 24ore

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