Palermo, il preside scrive alla ministra Azzolina: “Questa maturità penalizza i più bravi”

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La maturità ai tempi del Coronavirus penalizza gli studenti bravi. A sostenerlo è il preside dell’istituto Don Bosco Ranchibile di Palermo, che scrive alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. Nella speranza che l’inquilina di viale Trastevere li ascolti, Nicola Filippone e il direttore dell’istituto, Domenico Saraniti, qualche giorno fa hanno inviato a Roma una missiva in cui sottolineano “alcuni aspetti” dell’ordinanza che regola gli esami in emergenza sanitaria “che oggettivamente penalizzano (una parte) dei candidati agli esami di stato delle quinte classi”.

Al centro della questione la rivoluzione dei punteggi. Il credito scolastico accumulato nel triennio conclusivo, per quest’anno, passa da 40 a 60 punti e il colloquio, che assieme ai due scritti valeva 20 punti, ne varrà 40. Per convertire il credito già attribuito ai maturandi in terza e quarta, sono state predisposte alcune tabelle che, stando ai capi del Don Bosco, penalizzano alcuni ragazzi, soprattutto quelli che hanno evidenziato una carriera scolastica in ascesa, non consentendo loro di ambire più al massimo punteggio: 100 centesimi. Per i super bravi non cambia nulla, ma quei ragazzi che viaggiavano su medie tra il 7 e l’8 o tra l’8 e il 9 potranno dire addio al 100.


Filippone fa un esempio. “Un ragazzo con una media oscillante fra il 7 e l’8 ha accumulato 10 punti al terzo anno e 11 al quarto e con una media tra l’8 e il 9 all’ultimo anno, con le vecchie tabelle avrebbe totalizzato 14 punti: in totale 35 punti. Un punteggio che sommato al massimo nelle prove (60 punti) e ai 5 punti di bonus che, di fronte ad un esame brillante la commissione può assegnare, sarebbe arrivato a 100. Con le nuove tabelle, lo stesso ragazzo totalizza 15, 17 e 20 punti: in totale 52 punti. E anche col massimo nel colloquio, 40 punti, e con i 5 punti di bonus arriverebbe a 97 punti, non 100.

“Tale iniqua situazione – continua la lettera – della quale ci siamo resi conto durante lo svolgimento degli scrutini finali, avrebbe innanzitutto delle conseguenze devastanti sul piano educativo. Essa è innegabilmente frustrante per quei ragazzi, che sono progressivamente cresciuti e migliorati durante il loro percorso scolastico e che, piuttosto di ricevere la giusta e meritata gratificazione, si ritroverebbero inspiegabilmente e senza alcuna ragione, fuori da una meta cui legittimamente ambivano”. E parlano di “inaccettabile disparità di trattamento” rispetto ai maturandi degli anni scorsi, “nonostante il disagio vissuto durante l’isolamento forzato e la sovraesposizione ai dispositivi digitali, a causa della didattica a distanza”.

Al Don Bosco, i ragazzi che si ritrovano in queste condizioni ammontano al 20%. Ma anche considerando una percentuale dimezzata di studenti con credito variabile tra i 52 e i 54 punti, in Sicilia potranno scordarsi del punteggio massimo in 4mila.

Fonte: Repubblica

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