Ottant’anni dopo, le ultime voci dell’Italia in guerra

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Lili Marlene è stato un canto collettivo, condiviso da tutti durante la seconda guerra mondiale: tedeschi e alleati, soldati e civili. Per questo è stato scelto come titolo di un documentario realizzato da Pietro Suber per raccontare un pugno di storie poco note del conflitto. Si tratta di un racconto semplice, che non rinuncia alle necessità didascaliche ma ha un punto di forza nelle testimonianze: non quelle di storici e generali, ma degli ultimi testimoni della tragedia vissuta nelle case. Personaggi sorprendenti – è bello vedere le gemelle Kessler cantare le strofe rese famose da Marlene Dietrich – che ci riportano alle emozioni e alle sofferenze di quegli anni terribili.

Renzo Arbore si commuove ricordando l’arrivo degli americani che distribuiscono chewing gum e cioccolata; Pippo Baudo intona i motivi di quel periodo; l’ex presidente Giorgio Napolitano inquadra il clima della Liberazione. Eugenio Scalfari, il fondatore di Repubblica, descrive il rito domenicale del padre, che dopo essersi fatto la barba, si guardava allo specchio e ci sputava contro: “Gli chiesi, perché lo fai? Rispose:”Dovrei farlo su di me, perché nel 1919 mi hanno iscritto ai Fasci. Io nel ’19 ero a Fiume: non sono fascista, sono dannunziano!”.

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Fonte: Repubblica

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