Morte Floyd, saccheggi a New York dopo il discorso di Trump

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NEW YORK – Al tramonto è cominciato il sacco di New York. I quartieri più celebri di Manhattan, ancora chiusi per il lockdown, sono presi d’assalto, vandalizzati e depredati dalle razzie. Dal Village fino alla Quinta Avenue, dopo le manifestazioni di protesta è partito l’assalto alle vetrine. Tre ore prima che scattasse il coprifuoco appena decretato dal governatore Andrew Cuomo – misura eccezionale e rarissima in questa città – la razzia era già in corso. Bande numerose e agguerrite, soprattutto di giovani, sono passate all’azione. E’ un incubo che l’America ha già vissuto in passato nei momenti più bui; oggi quello spettacolo in diretta tv nella metropoli più grande della nazione gioca a favore di Donald Trump, il presidente che minaccia di schierare l’esercito nelle città. Quelli che rubano non sono gli stessi che scendono in piazza, tanti e pacifici, per contestare la violenza della polizia e l’ennesima morte di un nero, George Floyd. Le bande che si scatenano a svuotare catene come Nike o i grandi magazzini Macy’s però non sono piccole e sanno mescolarsi, mimetizzarsi, chiedere solidarietà, fingere vittimismo se la polizia cerca di bloccarli. Alcuni gruppi sono talmente organizzati che calano verso le strade più commerciali con furgoncini, scendono in gruppi per accumulare refurtiva in quantità. Era già successo 24 ore prima sull’altra costa, quando a Los Angeles gli assalti dei negozi avevano devastato luoghi celebri in tutto il mondo: Rodeo Drive a Beverly Hills, Third Avenue Promenade a Santa Monica. Ora tocca a Manhattan, in un giorno cruciale per due ragioni. Il governatore Cuomo, per tutelare la libertà di espressione e il diritto di manifestare, ha stabilito un coprifuoco molto tardivo, a partire dalle 23 locali. Ma se n’è pentito subito e da stasera scatterà alle 20 come per altre decine di città americane. La sua tolleranza è stata utilizzata dalle tribù dei predoni. E’ un colpo duro per una città che da tre mesi è paralizzata dal lockdown, che sta già provocando fallimenti a catena per molti commercianti.

E’ quel che Trump ha capito. Alle sette di sera, prima ancora che cominciasse il sacco di New York, il presidente ha fatto un discorso durissimo. Ha riconosciuto che “tutti gli americani sono sconvolti per la morte brutale di George Floyd, alla cui famiglia il mio governo promette giustizia”. Poi ha aggiunto: “Non possiamo consentire che i pianti giusti e le proteste pacifiche siano annegate da folle inferocite. Le vittime principali delle violenze sono cittadini che vivono nei quartieri più poveri, e da presidente combatterò per proteggerli”. Ha condannato gli estremisti di estrema sinistra di Antifa insieme con i “ladri, criminali, incendiari”. Ha accusato numerosi governatori e sindaci di “non aver preso le misure necessarie per salvaguardare i cittadini, lasciando che degli innocenti fossero pestati selvaggiamente”. Ha elencato i piccoli imprenditori e commercianti rovinati, i poliziotti costretti a fuggire da un commissariato incendiato, le infermiere che curano il coronavirus e hanno paura di rientrare a casa tardi nelle strade in preda alla guerriglia urbana. “Questa non è protesta, questo è terrorismo domestico”. Di qui l’ultimatum lanciato a governatori e sindaci – molti dei quali democratici, dalla California a New York: o riportate l’ordine o mando l’esercito. Ha concluso impugnando una Bibbia. Uno spot elettorale perfetto. Ma la situazione di queste ore lo aiuta, è l’occasione per risollevarsi dalla sua crisi di popolarità. Il fatto che i saccheggi siano ben visibili soprattutto nelle due roccaforti della sinistra, California e New York, è un regalo aggiuntivo.


Fonte: Repubblica

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