Morte Floyd, così la disuguaglianza nei “ghetti” d’America ha scatenato rabbia e violenza

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Ci mancava la falsa copertina di Time, diventata “virale” nei social media durante il weekend. Con gli immutabili codici grafici, la tradizionale cornice rossa, quella silhouette di Donald Trump con frangia e baffi da Hitler e con quel titolo breve e secco (“Razzismo, il virus più grande”) era un perfetto ingrediente per gettare ulteriore benzina sul fuoco delle rivolte, dei saccheggi e degli scontri che da quattro giorni sconvolgono l’America e per attaccare i “media” che li raccontano.

Non mancheranno altre provocazioni, come non mancano in queste ore (in Rete) le accuse a non meglio specificati agenti stranieri (russi, cinesi, anche europei) di fomentare nuovi disordini, ma quanto accade è (per ora) una vicenda tutta e solo americana che si trova a fare i conti con la storia degli Stati Uniti passata e recente.


Dopo tre anni e mezzo dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, a soli cinque mesi dalle elezioni presidenziali del 3 novembre, nel pieno della peggiore pandemia dell’ultimo secolo e con 40 milioni di nuovi disoccupati, l’America è più divisa che mai: e in nome (o con la scusa) della morte di George Floyd ogni gruppo protagonista (politici di ogni tipo e partito, forze di polizia, manifestanti pacifici, rivoltosi armati, media) prova a ridisegnare i rapporti di forza all’interno della prima superpotenza mondiale.
repmorte floyd cosi la disuguaglianza nei ghetti damerica ha scatenato rabbia e violenza - Morte Floyd, così la disuguaglianza nei "ghetti" d'America ha scatenato rabbia e violenzaApprofondimento Fonte: Repubblica

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