Migranti, l’allarme di Mediterranea: “Guardia costiera libica ha catturato 70 persone in mare”

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Un bambino nato a bordo e ( sembra) anche otto cadaveri sul gommone con oltre 70 persone che ieri sera è stato riportato indietro dalla Guardia costiera libica sotto gli occhi dell’equipaggio della Mare Jonio giunta troppo tardi in soccorso dell’imbarcazione. A raccogliere l’allarme ieri mattina era stata la nave della Ong Mediterranea Saving Humans che però era molto lontana dal gommone e ha quindi rilanciato la richiesta di soccorso anche perchè nei pressi incrociavano alcune navi militari dell’operazione Irina che però non sono intervenute.

“La nostra Mare Jonio, che si trovava a poche miglia di distanza, ha offerto la propria disponibilità ad imbarcare i naufraghi su un assetto più sicuro, che poteva garantire cure medico-sanitarie adeguate. I miliziani libici si sono rifiutati – spiega Mediterranea – Così come il comando della motovedetta libica ha negato informazioni sulla presenza di otto persone decedute e di una donna che avrebbe partorito a bordo, come invece i naufraghi avevano segnalato”.


“Ancora una volta – la denuncia della portavoce Alessandra Sciurba – soldi e mezzi erogati dall’Italia alla Libia, insieme alla cooperazione degli altri governi europei, hanno portato alla deportazione di profughi in un Paese in guerra”.

Denuncia condivisa da Carlotta Sami dell’Unhcr: “Nessuno dovrebbe essere riportato in Libia. Tantomeno chi avrebbe subito il destino crudele di nascere dalla disperazione e in mezzo al mare. I naufraghi sono esseri umani non vuoti a perdere”.

Ieri sono stati circa 250 i migranti intercettati dai libici e riportati indietro ma in tanti sono riusciti ad arrivare nelle 24 ore precedenti. Dieci barchini, uno dietro l’altro fin sulle spiagge e nel porto dell’isola. E’ stata un’altra giornata campale per Lampedusa dove, in buona parte tunisini o comunque partiti dalla Tunisia, sono arrivate circa 300 persone. Sbarchi che l’isola fa fatica a gestire con un hotspot a capacità ridotte e con la necessità di effettuare i controlli sanitaria anticoronavirus senza mettere a rischio né gli operatori né la popolazione locale.

Difficoltà acuite dalla tensione provocata dai casi di coronavirus registrati a bordo della nave quarantena Moby Zaza sulla quale i 28 migranti positivi, salvati la scorsa settimana dalla Sea Watch, stanno trascorrendo la quarantena isolati in un ponte “zona rossa”. Domani dovrebbe conoscersi l’esito di un nuovo giro di tamponi che verrà effettuato sui 181 immigrati a bordo della nave per scongiurare che possano esserci positivizzazioni tardive che alimentino il focolaio a bordo. Ad attendere l’esito di un tampone anche l’equipaggio della Sea Watch, tutto in isolamento a bordo della nave ferma al largo di Porto Empedocle. Un membro dell’equipaggio ha accusato sintomi da Covid ed ha avuto fatto il tampone risultato però negativo.

Altri 118 migranti sono a bordo della Ocean Viking di Sos Mediterranèe che, appena tornata in mare per la sua prima missione, ha effettuato ieri due distinti soccorsi e incrocia ancora in zona Sar libica dove presto sarà raggiunta dalla Mare Jonio ripartita ieri da Pozzallo. Hanno lasciato il porto di Palermo ma dirette verso la Spagna invece la Alan Kurdi e la Aita Mari. La capitaneria di porto che aveva fermato le navi dopo alcuni rilievi in seguito ad un’ispezione ha dato il permesso di salpare ma solo in direzione di un porto spagnolo dove le navi, se vorranno tornare in missione nel Mediterraneo, dovranno effettuare le modifiche richieste.

“Alle 23.18 una motovedetta della cosiddetta “Guardia costiera libica” ha completato l’operazione di intercettazione e cattura di “oltre 70 persone” tra cui donne e bambini

Fonte: Repubblica

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