Le imposte vanno rinviate a quando le imprese avranno flussi per pagarle

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Il “reddito economico” è così divenuto, e ancor più diverrà nella prospettiva aperta dal coronavirus, un fattore di accrescimento delle disuguaglianze, non solo perché viola apertamente il principio di capacità contributiva ma perché, soprattutto, costruisce in modo pandemico indebite e sleali differenze di competitività e produttività, prima tra imprese e poi, progressivamente, tra Stati.

Infatti, è intuibile che il peso micro e macroeconomico di questa ingiusta tensione finanziaria sia in Italia ben maggiore di quanto sia, ad esempio, in Germania o in Francia.

Ma il sintomo più grave che il “reddito economico” produce è forse quello psicologico, poiché esso mortifica la motivazione imprenditoriale e ostacola la produzione di energia economica che serve allo sviluppo.

Infatti, essere tassati in via definitiva prima che i mezzi finanziari investiti nell’impresa siano rientrati nella disponibilità di chi investe, ricorrere al credito per pagare imposte su redditi non incassati, subire l’inutile complicatezza di norme caotiche e sempre opinabili, riscontrare una notevole differenza tra utile di esercizio e reddito tassabile, attendere lunghi periodi di ammortamento, pagare le imposte su beni che si hanno in magazzino o su crediti oggetto di lunghissimi contenziosi civili, e così via dicendo, per non dire, in ultimo, subire aliquote d’imposta mediamente più alte di quelle applicate a concorrenti esteri, ecco, tutto ciò tende a far crescere un senso di rassegnazione che, forse, neppure la possibilità di accedere a nuove linee di credito garantite dallo Stato o dall’Europa potrà mai trasformare nell’entusiasmo necessario e sufficiente alla ripresa.

Metodi da modificare

Forse, più che facilitare ulteriore indebitamento, occorrerebbe, invece, trovare un “vaccino” che permettesse di assecondare il pagamento del tributo con l’andamento nel tempo dei flussi positivi netti di liquidità, incentivare l’impiego di capitale proprio assicurando il rinvio della tassazione definitiva al momento nel quale l’espressione di capacità contributiva sarà divenuta liquida, ossia effettiva, promuovere l’investimento in beni strumentali (il cui acquisto diverrebbe subito interamente deducibile), disciplinare l’intero reddito di impresa con cinque o sei articoli (in luogo dei tanti articoli odierni), ancorare la tassazione a fatti semplici, singoli e non opinabili; creare un sistema unico e generale eliminando le centinaia di agevolazioni vigenti; evitare cadute di gettito e, anzi, rendere più certo il gettito erariale atteso; rendere compatibili le imposte sul reddito sia con le norme comunitarie, sia con le convenzioni internazionali stipulate con altri Paesi.

Fonte: Il Sole 24ore

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