La storia di Patrice, dal barcone approdato in Sicilia alla maturità da perito meccanico a Treviso

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TREVISO – All’istituto professionale Giorgi-Fermi di Treviso c’è uno studente speciale. Ha 37 anni e per venire in Italia ha attraversato prima il deserto e poi anche il mare. Patrice Kouame di prove ne ha già superate tante, gli mancava la maturità. Vive da tre anni nel centro profughi di Casier (Treviso) e da due settimane è costretto lì dentro in quarantena, dopo che un operatore è risultato positivo al Covid. Ma nulla può fermare questo omone della Costa d’Avorio. Ieri di buon mattino è stato ospitato nell’ufficio dei mediatori culturali e si è collegato via Zoom per sostenere la prova orale: un’ora di colloquio con i suoi professori. 

Patrice, com’è andata? 

“Devo aspettare una settimana per avere l’esito ma spero di averla superata”. 

Cosa le hanno chiesto?

“Abbiamo toccato un po’ tutte le materie, dalla storia alla Costituzione italiana, dall’inglese alle funzioni di economia aziendale. Mi hanno chiesto perfino cos’è il coronavirus”.

Un bel traguardo il diploma, non c’è dubbio. Quando è arrivato in Italia?

“Il 9 maggio 2017, a Palermo, dopo 3 giorni in mare. Ero partito dalla Libia. Sono arrivato a Treviso l’11 maggio e mi hanno messo dentro questo centro. Subito a settembre ho iniziato la scuola. Prima ho fatto un corso base di italiano in caserma e poi mi sono iscritto alle medie per adulti stranieri la mattina e all’istituto professionale la sera, indirizzo metalmeccanico”.

E come ha fatto a fare tutto in tre anni?

“Avevo studiato nel mio paese. Mi hanno riconosciuto qualche titolo e così mi sono potuto iscrivere in terza superiore”.

Deve essere stato molto impegnativo. 

“Sì, trascorrevo le giornate a studiare ma questo mi è servito per tenermi lontano dai problemi”.

Proprio in questi giorni nel centro profughi di Casier ci sono state sommosse dopo la scoperta di un caso positivo all’interno. 

“Esatto ma io mi sono chiuso in camera a studiare. Sentivo solo i rumori che provenivano dall’esterno”. 

Dunque l’esame in via telematica l’ha fatto per via della quarantena?

“Sì, non posso ancora uscire da qua. Non mi avrebbero consentito di andare a scuola”.  

Quando è scappato da casa sua?

“Sono fuggito dalla guerra in Costa d’Avorio nel 2012, ho trascorso qualche mese in Mali, poi in Algeria dove ho lavorato come muratore. Infine sono arrivato in Libia, dove ho fatto lo schiavo fino al 2017. Mi sono imbarcato, ho rischiato di morire durante un naufragio nel Mediterraneo, ma sono arrivato in Italia”. 

E adesso?

“Conto di trovare un lavoro. Qualche mese fa ho lavorato per sei mesi in un’azienda che produce serramenti meccanici, quindi credo di avere già una discreta esperienza anche sul campo della pratica. Poi vorrei  iscrivermi all’università, a ingegneria meccanica”. 

Ha mai avuto problemi di razzismo in Italia?

“I razzisti ci sono ovunque, anche in Africa. Qua in Italia comunque mi sono sempre trovato bene, per questo ho deciso di restare. Ora spero di ottenere il permesso di soggiorno”.
 

Fonte: Repubblica

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