Israele, dopo lo stop per il coronavirus riprendono i matrimoni

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Tel Aviv –  Domenica si è aperta in Israele la stagione dei matrimoni all’epoca del corona. Le 25 mila coppie che negli ultimi tre mesi avevano rimandato il loro giorno più felice potranno ora convolare a nozze, seppur ridimensionate: massimo 250 ospiti – normalmente la media in un matrimonio israeliano è di 300 – , mascherine d’obbligo a parte quando si consuma, balli sì, ma i partecipanti considerati a rischio sono invitati a pensarci due volte prima di tuffarsi nella calca tipica delle occasioni festive. Tutte regole che ora sono in vigore anche per le sale eventi al chiuso. E questo nonostante solo giovedì il premier israeliano Benjamin Netanyahu avesse allertato la popolazione di fronte al crescente aumento dei contagi, con una media di 190 nuovi casi al giorno nell’ultima settimana, ripristinando anche alcune “zone rosse”.

L’Unione dei proprietari delle sale eventi, uno dei settori totalmente paralizzati dalle restrizioni da Covid-19, aveva indetto uno sciopero della fame con l’insediamento del nuovo governo. La pressione per riaprire, anche solo parzialmente, è venuta tanto dagli imprenditori quanto dai fruitori, in un Paese in cui si celebrano ogni anno circa 55,000 matrimoni (6.2 ogni 1000 persone, secondo i dati OCSE, secondi solo alla Turchia). Noam Levi, il presidente dell’Unione, si è detto soddisfatto per l’apertura, anche se presenta ancora molte lacune: “Ci sono sale da 400 mq e altre da 4000 mq: che senso ha imporre a tutti lo stesso limite di ospiti? Ci sono famiglie, specie tra i haredim o i musulmani, in cui 250 forse sono solo gli invitati da parte della sposa” ci dice al telefono. Inoltre, l’apertura delle sale al momento è limitata solo a matrimoni o eventi religiosi come i bar mitzvah, la maggiorità ebraica, ma non è possibile tenere convegni di 100 persone al chiuso, oppure le feste di fine anno dei liceali. Gli studenti dell’ultimo anno, che sono in procinto quest’estate di arruolarsi al servizio militare o civile, sperano ancora che ci sia modo di rivedere questa clausola, anche se l’aumento dei contagi principale è rilevato proprio nella loro fascia di età (al momento ci sono circa 25,000 studenti e insegnanti in isolamento per via dei contagi nelle scuole).


Una misura intrapresa a inizio giugno per fare fronte ai spaventosi numeri della disoccupazione – che si aggira oggi intorno al 25% in un Paese che partiva da un dato del 3,6% prima del Covid – riguarda proprio il sistema scolastico: l’Agenzia Nazionale per il Lavoro e il Ministero dell’Istruzione hanno avviato un programma intensivo di formazione, che durerà durante tutti i tre mesi estivi e sfornerà nuovi insegnanti che prenderanno ruolo già a settembre. Il programma pilota è partito con 400 partecipanti selezionati tra centinaia di migliaia di richiedenti lavoro qualificati, con titoli di studio rilevanti. Shirly Bithan, laurea in lettere e lingua inglese, che prima del corona era dirigente del marketing per una grande catena alberghiera, ha intrapreso questo percorso anche nella convinzione di voler apportare un cambiamento significativo alla propria carriera. Ma lo stipendo di un insegnate ammonta a circa la metà di quello che guadagnava nel suo precedente incarico. “Al momento la possibilità di guadagno dal settore alberghiero è pari a zero” ha raccontato in un’intervista al Channel N12. “Quindi la scelta era tra zero o diventare insegnante. E se devo paragonare le due alternative, quando una di queste mi riempe anche l’animo di motivazione, direi che ne vale del tutto la pena”. Fonte: Repubblica

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