In fuga ai Caraibi grazie a false identità, arrestati otto latitanti, c’è anche l’ex presidente del Padova calcio

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La “vacanza” ai Caraibi è finita. Sono stati riportati in patria e appena atterrati a Fiumicino, è scattato l’arresto. Li aspetta la loro fase 3, destinazione il carcere a cui erano sfuggiti. Segni particolari: otto italiani con nuove identità e un passato da cancellare. Contavano di aver aggirato sia la giustizia, sia le nefaste conseguenze del coronavirus. E invece sono stati incastrati da indagini e missioni di polizia, carabinieri e finanzieri dello Scip, il Servizio di Cooperazione internazionale di polizia.

Tra loro, l’ex presidente del Padova Calcio che costruiva resort nel mondo, il camorrista che ricicla capitali sporchi del clan Contini, e poi la rapinatrice di gioielli siciliana specializzata in truffe alle anziane, l’imprenditore del nord in fuga dopo aver lasciato voragini finanziarie, il narcotrafficante di cocaina che ormai aveva messo su una catena di ristoranti rinomati, il responsabile di bancarotta, il sospettato di contraffazione.


Gli otto latitanti sono stati individuati dopo serrate ricerche direttamente tra le sabbie bianche e i segreti di una vita dorata, tutta nuova, radicata nella Repubblica Dominicana, lo Stato dell’America Centrale affacciato tra Haiti, Oceano Atlantico e Mar delle Antille. Un blitz battezzato Open World, condotto con la collaborazione della rete di esperti per la sicurezza che operano in 65 Paesi del mondo: ovvero, le antenne operative della Direzione centrale della polizia criminale, guidata dal prefetto Vittorio Rizzi.

Ad accompagnarli nelle rispettive celle, oggi, sono le imputazioni che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso alle truffe agli anziani, dal traffico internazionale di droga, alla bancarotta fraudolenta, con pene che oscillano dai 4 agli oltre 13 anni di reclusione.

Espulsi dal governo di Santo Domingo (non c’è trattato di estradizione tra i due Paesi) come ospiti “non graditi”, sono arrivati stamane con il volo “dedicato”, scortati da polizia, carabinieri e Guardia di Finanza. Operazione già pronta a marzo, ma il Covid stava facendo saltare tutto: lo scalo off limits, il coprifuoco sull’isola, la paura dell’epidemia.  

Otto fuggiaschi dalle storie diverse, e una certezza in comune: pensavano di averla fatta franca. Il più conosciuto nella zona in della capitale era Luca Finocchiaro, 43enne di Latina, ricercato per un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Roma: è considerato il capo dell’organizzazione criminale che importava cocaina in Italia grazie alle sue relazioni complici con l’aeroporto di partenza dominicano e la disponibilità di corrieri italiani. Ma Finocchiaro faceva ormai la vita dell’imprenditore: aveva aperto ristoranti di pesce di “altissimo livello”, si leggeva nei commenti on line, il locale più grande proprio nel cuore della città di Santo Domingo.

E tra i suoi fornitori comparivano altri due nomi importanti della lista degli otto: Salvatore Vittorio, 55 anni, napoletano, considerato l’uomo del riciclaggio del potente clan camorristico di Edoardo Contini nel Centro America, e Salvatore Galluccio, altro partenopeo del gruppo, 52enne, anch’egli già condannato e ricercato per traffico di droga, contraffazione, ricettazione. Da criminali ad esperti manager dell’italian food, “di qualità” ovviamente. Anche se Vittorio si è tradito subito: quando si è visto circondato, ha temuto per la sua vita, pensava fossero nemici di clan e non gli 007 dello Scip.

Villa con giardino, nuotate e amici facoltosi anche per la nuova vita di Teresa Amante, 57 anni, che aveva una nuova identità a coprire le origini siciliane, condannata in sette procedimenti in diversi posti d’Italia (a Genova, Roma, Palermo, Rapallo, Albenga) per oltre 13 anni di carcere. E’ una professionista della truffa: aveva fatto sparire gioielli e denari dalle case di molte anziane signore, con un copione rodato e molte informazioni captate sulle vittime.

Aveva trovato il suo nuovo business e il personale Eldorado anche Oliviero Zilio, il 67enne noto imprenditore edile del Nord est, condannato ad oltre 4 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta e reati finanziari a Catanzaro. Ex vicepresidente del Padova Calcio, è accusato di aver distolto dalle sue società immobiliari 2 milioni e 400.000 euro: in Calabria aveva già costruito un polo turistico, e così nella Repubblica Dominicana ha realizzato un resort a circa 60 km dalla capitale, il piccolo “regno” dorato dove è stato fermato.

Stessa sorpresa per Luigi Capretto, 50 anni, altro napoletano, anche lui una condanna a otto anni per traffico di droga, ma intanto si era perfettamente integrato: ai Caraibi nuova moglie, una figlia di 13 anni, oltre ai figli avuti sempre da un’altra dominicana oggi residenti in Italia.

Vita di commercio e ristorazione anche per Sergio Cerioni, 64enne marchigiano, spinto sulle esotiche sponde sempre da una condanna per droga.

Ma il più facoltoso, registrano gli 007, è Alessandro Levi, il 63 anni imprenditore bresciano, già condannato dal Tribunale di Brescia, 6 anni da scontare, per bancarotta fraudolenta. Da anni si era sistemato a Las Terrenas, perfettamente integrato nel tenore di vita degli occidentali “fuggiaschi”: la villa, una jeep, la moto, ma stava coltivando un nuovo progetto, aprire una rivendita di liquori. Anche se, a quanto pare, non aveva bisogno di bere per dimenticare i conti in sospeso della sua vecchia vita.

Fonte: Repubblica

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