Il D-day dei negozi: dai prestiti ai bonus, un puzzle di 10 aiuti

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dopo la serrata

Per la difficile ripartenza del commercio il Dl Rilancio tende la mano con finanziamenti garantiti, fondo perduto, stop ai versamenti e crediti d’imposta

di Marta Casadei e Flavia Landolfi

18 maggio: ecco l’Italia che riapre

Per la difficile ripartenza del commercio il Dl Rilancio tende la mano con finanziamenti garantiti, fondo perduto, stop ai versamenti e crediti d’imposta


4′ di lettura

La riapertura dei negozi attesa per oggi farà i conti con più di una incognita nei prossimi mesi: non ci sono solo le sovrapposizioni tra governo e Regioni nella regia del fine-serrata. E nemmeno le indicazioni, anche qui a rischio caos, sulla sicurezza all’interno dei locali.

Il nemico numero uno è il crollo dei consumi che rischia di mettere in ginocchio, con la chiusura definitiva delle attività, più di 270mila esercizi: le stime di Confcommercio parlano anche di 84 miliardi di euro che nel 2020 andranno in fumo. Per tentare di arginare la falla il dl Rilancio ha messo in campo sostegni ad hoc: un puzzle composto dalle tessere del credito e della liquidità, della sospensione fiscale, contributi alla sanificazione e all’ammodernamento dei locali. Vediamoli.

Le misure per il credito e la liquidità
Primi della lista sono gli strumenti dei prestiti agevolati e del fondo perduto. I primi al centro di accuse incrociate tra governo e banche per i ritardi nelle erogazioni, al punto che il Parlamento attraverso la Commissione di inchiesta sulle banche ha inviato nei giorni scorsi un questionario per monitorare (e sollecitare) l’effettiva – e corretta – erogazione dei finanziamenti, anche per via di norme fallimentari in vigore che non lasciavano tranquilli gli istituti di credito in caso di dichiariazioni mendaci da parte delle imprese ( e che ora sembrerebbero risolte da una sorta di “immunità bancaria” certificata dal governo nelle modalità operative della misura).

Lo strumento, introdotto dal decreto Liquidità e rifinanziato nel Dl Rilancio consente agli esercizi commerciali di ottenere prestiti garantiti dallo Stato fino a 25mila euro con piano di ammortamento a due anni (pagamento per 24 mesi dei soli interessi) e restituzione a 6 anni. «È uno strumento importante – spiega Paolo Ferrè, responsabile del Credito per Confcommercio – ma non dobbiamo dimenticare che si tratta di debiti. I commercianti, tra sospensioni dei versamenti e finanziamenti, a settembre si troveranno a dover versare un cumulo di imposte e rate sul pregresso oltre a dover far fronte all’esistente».

E così l’ossigeno per gli esercizi commerciali potrebbe arrivare dal fondo perduto inserito nel di Rilancio con tre scaglioni di ristori: 20% delle perdite fino a 400mila euro di fatturato, 15% fino a 1 milione e 10% fino a 5 milioni.

Fonte: Il Sole 24ore

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