Il Ceo di Twitter dona 3 milioni di dollari all’organizzazione dell’ex quarterback della Nfl Kaepernick

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il ceo di twitter dona 3 milioni di dollari allorganizzazione dellex quarterback della nfl kaepernick - Il Ceo di Twitter dona 3 milioni di dollari all'organizzazione dell'ex quarterback della Nfl Kaepernick

Ancora una volta è stato il mondo dello sport a denunciare, per primo e a lungo inascoltato, un fenomeno allarmante e rabbrividente come il razzismo negli anni Duemila. Correva il 2016 e l’inginocchiamento di Colin Kaepernick davanti all’esecuzione dell’inno americano ha indicato un serio e urgente problema, ora letteralmente esploso con l’assassino di George Floyd a Minneapolis. Da allora, come è noto, scaduto il suo contratto con i San Francisco 49ers (che ha anche portato a giocarsi un Super Bowl), il quarterback non ha più trovato un posto in nessuna delle 32 squadre…

Ovviamente l’inginocchiamento sta dilagando in Usa in questi giorni di rabbia e, purtroppo, violenze. Persino alcuni poliziotti si sono genuflessi mostrando solidarietà e vicinanza agli afroamericani. E adesso da Washington arriva la notizia che il Ceo di Twitter, Jack Dorsey, ha donato tre milioni di dollari all’organizzazione di Kaepernick “Know your rights camp” per la lotta contro le discriminazioni razziali. L’annuncio di Dorsey è arrivato tramite la sua piattaforma, con un tweet. Un gesto concreto e dai grandi significati in questo momento.

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Ma intanto dilaga nel mondo dello sport (e non solo anche stavolta) la polemica per una dichiarazione di una autentica star della Nfl, il qb dei New Orleans Saint, Drew Brees. In una intervista a Yahoo Brees ha risposto così (in sintesi) a una domanda che girava attorno alla modalità con cui Kaepernick aveva sollevato il problema razziale, l’inginocchiamento: “Non sarò mai d’accordo con chi non rispetta la bandiera degli Usa. L’inno nazionale mi ricorda i miei nonni che prestarono servizio nella forze armate durante la seconda guerra mondiale. Quando lo ascolto mi commuovo”. 

Parole che hanno suscitato subito reazioni negative, anche tra i suoi stessi compagni di squadra. Come la safety Malcolm Jenkins, il formidabile ricevitore Michael Thomas, Cameron Jordan, Emmanuel Sanders e il cornerback dei Niners Richard Sherman. Tutti atleti afroamericani. Ma anche il leader bianco dei Green Bay Packers, il fuoriclasse Aaron Rodgers ha espresso, anche se non facendo riferimento diretto all’intervento di Brees, la sua solidarietà alla comunità afroamericana.

E prima di lui avevano parlato altri giocatori bianchi di primo piano come il qb degli Eagles, Carson Wentz, il leggendario Tom Brady e il tight end Zach Ertz. Insomma, per troppi anni in silenzio, ormai gli atleti della Nfl scendono in campo per i diritti civili. E fanno senitre la loro voce. Con coraggio, verso chi soffre una insopportabile discriminazione.                        

Fonte: Repubblica

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