Gas lacrimogeni, l’uso improprio che se ne fa, i commerci senza controlli: un sito interattivo ne svela i retroscena

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ROMA – Dopo il recente massiccio uso di gas lacrimogeni da parte delle forze di polizia a Parigi, Hong Kong e in molte città statunitensi, Amnesty International ha denunciato come commerci poco trasparenti e scarsamente regolamentati di queste sostanze stiano alimentando violazioni dei diritti umani contro manifestanti pacifici in ogni parte del mondo.

In un sito interattivo lanciato oggi, l’organizzazione per i diritti umani descrive cosa sono i gas lacrimogeni, come vengono usati e come in decine di casi il loro impiego da parte delle forze di sicurezza abbia causato gravi ferite o decessi. Il sito viene lanciato nell’anniversario dell’inizio, nel 2019, di un mese di uso continuo di gas lacrimogeni da parte della polizia di Hong Kong contro manifestanti pacifici, strategia adottata anche di recente, e a pochi giorni dall’uso di gas lacrimogeni in decine di città degli Usa.

Un uso sbagliato ed eccessivo“Le forze di sicurezza spesso tendono a credere che i gas lacrimogeni siano un modo ‘sicuro’ e alternativo rispetto ad armi più dannose, per disperdere folle violente – dice Sam Dubberley, direttore dell’Evidence Lab del programma di Risposta alle crisi di Amnesty International – tuttavia, le nostre analisi hanno dimostrato che vengono usati in modo sbagliato ed eccessivo. Abbiamo documentato casi in cui i gas lacrimogeni sono stati impiegati in un modo in cui non avrebbero mai dovuto essere usati e spesso in gran quantità nei confronti di manifestanti pacifici, oppure lanciati direttamente contro le persone causando feriti e morti”, ha aggiunto Dubberley.Analizzati circa 500 videoNel corso dell’ultimo anno, il Crisis Evidence Lab di Amnesty International ha svolto ricerche sull’impiego improprio dei gas lacrimogeni nel mondo, soprattutto attraverso l’analisi video pubblicati su Facebook, YouTube e Twitter.
Sono stati verificati e validati quasi 500 video ed evidenziati quasi 80 casi in cui, in 22 stati e territori, i gas lacrimogeni sono stati impiegati in modo improprio. L’analisi è stata condotta dai Corpi di verifica digitale, una rete di studenti di sei università di quattro continenti che sono stati appositamente formati per rintracciare e verificare contenuti pubblicati sui social media.

Aggiungendo a questi elementi le interviste ai manifestanti colpiti dai gas lacrimogeni, l’analisi di Amnesty International rileva una tendenza mondiale all’impiego indiscriminato e illegale di queste munizioni. Il sito comprende un video realizzato in collaborazione con SITU Research, che analizza le caratteristiche performative dei gas lacrimogeni, illustra il funzionamento interno di queste munizioni e spiega come il loro uso improprio possa ferire o uccidere.

Gli utilizzi impropriIn Nigeria
Vengono passati in rassegna alcuni tipici impieghi impropri dei gas lacrimogeni: lanciati dentro le automobili dai finestrini abbassati, all’interno di scuola-bus, contro cortei funebri, al chiuso dei centri commerciali e, stranamente, in strade praticamente deserte. Gas lacrimogeni sono anche stati lanciati direttamente contro le persone, causando morti e feriti; e da blindati o droni, acquistando ulteriore velocità. Tra i gruppi colpiti risultano manifestanti per il clima, studenti, personale medico, giornalisti, migranti e difensori dei diritti umani quali ad esempio gli esponenti del movimento “Riportate indietro le nostre ragazze” della Nigeria.

A Philadelphia
Uno degli ultimi video, girato a Philadelphia negli Usa il 1° giugno 2020, mostra il ripetuto lancio di gas lacrimogeni contro decine di manifestanti intrappolati su una ripida massicciata ai lati di una strada a scorrimento veloce, senza una via d’uscita sicura.

A Khartoum
Durante le manifestazioni dello scorso anno ad Omdurman, nei pressi della capitale sudanese Khartoum, le forze di sicurezza hanno assaltato il pronto soccorso di un ospedale lanciando gas lacrimogeni all’interno e ferendo ulteriormente 10 pazienti ricoverati. Un candelotto è esploso sotto al letto di un degente di 70 anni in arresto cardiaco, che è poi deceduto 10 minuti dopo.

A Caracas
Dal Venezuela è arrivato un video in cui si vede un candelotto forare uno scudo di legno con cui un manifestante cercava di difendersi da un attacco delle forze di polizia nella capitale Caracas.


Il diffuso uso illegale dei gas
In sintesi, Amnesty International ha potuto documentare l’uso illegale dei gas lacrimogeni in una serie di circostanze: lanciati in luoghi chiusi e in quantità eccessiva, direttamente contro le persone e nell’ambito di manifestazioni pacifiche mettendo a rischio l’incolumità di persone con minori possibilità di allontanarsi rapidamente come i bambini, gli anziani e le persone con disabilità. Il sito comprende interviste a tutta una serie di esperti esterni, in medicina d’emergenza, in gestione delle piazze da parte della polizia e sul rapporto tra imprese economiche e diritti umani, che spiegano perché i gas lacrimogeni possano essere tanto dannosi quando usati in modo scorretto. Amnesty International concorda con quanto ha affermato il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura: in determinate circostanze l’uso dei gas lacrimogeni costituisce maltrattamento o tortura.Commercio scarsamente regolatoNonostante i gas lacrimogeni siano usati così vastamente in modo improprio, non vi sono regole condivise a livello internazionale sul commercio di queste munizioni così come di altri prodotti anti-sommossa. Pochi stati mettono a disposizione informazioni sulla quantità e la destinazione delle esportazioni di gas lacrimogeni, impedendo in questo modo una supervisione indipendente. Amnesty International e Omega Research Foundation da oltre due decenni chiedono maggiori controlli sulla produzione, sull’uso e sul commercio di gas lacrimogeni e di altre armi meno che letali. Le Nazioni Unite e organismi regionali come l’Unione europea e il Consiglio d’Europa hanno riconosciuto che è necessario regolamentare questi commerci.Prodotti anti-sommossa non sottoposti a controlloDopo un’importante azione di sensibilizzazione da parte degli oltre 60 stati dell’Alleanza per un commercio libero dalla tortura, sostenuta da Amnesty International e Omega, le Nazioni Unite ora stanno esaminando la possibilità di applicare controlli internazionali sulle armi meno che letali e su altri prodotti per impedirne il loro impiego nella tortura, in altri maltrattamenti e nelle esecuzioni di condanne a morte.

Amnesty International e Omega stanno sollecitando l’inclusione dei gas lacrimogeni e di altri prodotti anti-sommossa tra le esportazioni da sottoporre a controlli. “Parte del problema coi gas lacrimogeni è che alcune forze di polizia non sanno come e quando possono essere usati in modo legittimo, altre scelgono di ignorare le linee-guida e altre ancora le impiegano letteralmente come armi”, ha dichiarato Patrick Wilcken, ricercatore di Amnesty International su Armi, sicurezza e diritti umani.

“Se è così, allora parte della soluzione dev’essere un maggiore controllo su questi commerci, attualmente scarsamente regolamentati. I gas lacrimogeni devono essere inclusi tra le armi meno che letali di cui le Nazioni Unite stanno attualmente discutendo come sottoporre a controllo”, ha concluso Wilcken.

Ulteriori informazioniGli stati e i territori su cui Amnesty International ha svolto ricerche sono: Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador, Francia, Guinea, Hong Kong, Honduras, Haiti, India (per quanto concerne il Kashmir), Iraq, Iran, Israele e Territori palestinesi occupati, Kenya, Libano, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Stati Uniti d’America (compreso il confine col Messico), Sudan, Turchia, Venezuela e Zimbabwe.Chi li produceI produttori di gas lacrimogeni e dei materiali per lanciarli esaminati da Amnesty International sono: Cavim, Condor Non-Lethal Technologies, DJI (che produce droni commerciali usati dalle forze israeliane per lanciare gas lacrimogeni a Gaza) Falken, PepperBall, The Safariland Group e Tippmann Sports LLC. Amnesty International ha scritto a queste sette aziende ma solo una ha risposto. Fonte: Repubblica

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