Forfait, gare e risposte veloci: così l’azienda sceglie lo studio

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Giuristi di impresa

Secondo la ricerca Aigi-Mopi la sforbiciata ai preventivi e l’abbandono delle tariffe orarie è decisivo per la scelta del fornitore legale ma spuntano anche i criteri sostenibili

di Elena Pasquini

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(AdobeStock)

Secondo la ricerca Aigi-Mopi la sforbiciata ai preventivi e l’abbandono delle tariffe orarie è decisivo per la scelta del fornitore legale ma spuntano anche i criteri sostenibili


3′ di lettura

La scelta dello studio legale da parte dei giuristi di impresa passa da costi, specializzazione, grado di conoscenza del business aziendale. Seguono le procedure flessibili in oltre la metà dei casi, con modelli decisionali che vanno dal panel interno di fornitori alle gare e ai beauty contest, con una nuova tendenza che vede l’ufficio procurement (gare e acquisti) come nuovo decisore per l’affidamento, soprattutto, in materia di contenzioso, recupero crediti e operazioni straordinarie.

Le sfide post Covid negli uffici legali interni sono state delineate da 173 general counsel, nell’80% dei casi attivi in aziende con oltre 100 dipendenti, che tra febbraio e marzo hanno partecipato all’indagine condotta per Il Sole 24 Ore da Mopi, associazione che raggruppa addetti marketing e comunicazione degli studi, in collaborazione con Aigi (Associazione italiana giuristi di impresa).

L’internalizzazione
In prima fila c’è il costante aumento delle funzioni legali affidate internamente che va di pari passo con l’avvio di processi di digitalizzazione: l’aumento dell’efficienza del dipartimento rilevato dal 47,5% degli intervistati, ha comportato però la crescita del numero dei processi da coordinare e delle attività di gestione del cambiamento in continuità. Niente sistemi di smart contract e intelligenza artificiale, però: solo il 4% afferma di averli utilizzati nel corso degli ultimi 12 mesi. Per far fronte al rientro di parte del lavoro tradizionalmente affidato agli studi legali esterni, ci si è concentrati sulla revisione di processi e procedure nel 44% dei casi, e ci si è avvalsi di risorse a tempo determinato e stagisti.

In outsourcing continuano ad andare progetti speciali o attività nuove. Molto sentito, però, è il tema del budget: il 70% dei general counsel taglierà le spese nel 2020. La soluzione? Per metà del campione sarà sbrigare in house mansioni prima esternalizzate, tentando insieme di rinegoziare i contratti.

Non sorprende, quindi, che preventivi e servizi inclusi siano tra le voci che aumentano il peso specifico negli affidamenti: per uno su tre tra i partecipanti alla survey, un’offerta più “light” da parte di un concorrente spingerebbe a cambiare studio.

Fonte: Il Sole 24ore

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