Egitto, attivista Lgbt suicida dopo gli abusi subiti

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Un sorriso infinito su una bandiera arcobaleno. La foto più famosa di Sarah Hegazi la racconta così: è l’ottobre del 2017 e al Cairo suonano i libanesi Mashrou Leila, la band più famosa del Medio Oriente, adorata da migliaia di ragazzi in tutto il mondo. È un appuntamento attesissimo al Cairo, in particolare dai membri della comunità omosessuale e LGBT: Hamed Sinno, il cantante e leader della band, è gay e come i suoi compagni difende apertamente i diritti di gay e lesbiche. È un terreno sottile quello su cui si muovono i Mashrou Leila in Egitto, un Paese dove negli ultimi anni la repressione nei confronti degli omosessuali – documentata da Patrick Zaky in uno studio per l’ong con cui collaborava e che potrebbe essere uno degli elementi alla base del suo arresto – negli ultimi anni è stata in forte aumento. Il terreno crolla quando Sarah alza in mezzo alla folla la banidera arcobaleno, simbolo dei diritti dei gay: lei e l’amico che è con lei vengono arrestati, i Mashrou Leila banditi dall’Egitto, inizia un’ulteriore stretta contro la comunità gay .

Sarah racconterà agli amici delle violenze e delle torture fisiche e psicologiche subite nei due mesi in carcere: su di lei, attivista LGBT, la mano sempre durissima dei carcerieri egiziani si accanisce in modo particolare. Quando la rilasciano su cauzione, viene pubblicamente additata per il suo gesto e per il suo orientamento sessuale. Decide di andare via dall’Egitto e chiede protezione internazionale in Canada: le viene accordata e parte, alla ricerca di un nuovo inizio. Dal Canada continua a chiedere la liberazione degli attivisti nelle carceri egiziane. “Super comunista, super gay, super femminista”, si descrive su Instagram.


Ma il dolore e il ricordo degli abusi subiti non passa: due giorni fa Sarah Hegazi si è suicidata. Ha lasciato una lettera: “Ai miei fratelli, ho provato a sopravvivere ma ho fallito. Ai miei amici, l’esperienza è stata dura e io ero troppo debole per lottare. Al mondo, sei stato davvero crudele, ma io ti perdono”.

Nella sua ultima foto sui social la mostra distesa su un prato in una giornata di sole: “Il cielo è più bello della terra! E io voglio il cielo e non la terra”. Da ieri sui social media arabi la sua foto rimbalza: dalla Tunisia al Libano, dall’Egitto al Marocco. Nei siti della diaspora e in quelli della società civile: un’altra vita giovane spezzata dal sistema delle carceri egiziane.

Mashrou’ Leila, l’indie-rock della Primavera Arabaegitto attivista lgbt suicida dopo gli abusi subiti - Egitto, attivista Lgbt suicida dopo gli abusi subitiin riproduzione….
Fonte: Repubblica

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