Dalla Polonia all’Ungheria: l’omofobia diventa arma elettorale per gli autocrati dell’Est

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BERLINO – “Alle elezioni presidenziali di questa domenica 28 votate per noi, per la maggioranza patriottica al governo, solo così difenderete i vostri figli dalla lobby Lgbtq e dai pederasti stupratori, che non sono persone”, dicono i propagandisti del PiS in Polonia. In Ungheria, nuove leggi volute dall’uomo forte Viktor Orbán vietano ai transgender di registrare il cambiamento di sesso, e ciò per loro ha gravissime conseguenze sul piano amministrativo, fiscale e psicologico. In Romania pochi giorni fa si è arrivati addirittura al divieto di qualsiasi studio pubblicazione o libro sul tema “gender”: in altre parole a Bucarest parlare di chiunque non sia etero è vietato come ai tempi di Ceausescu.

Uno spettro si aggira per la nuova Europa, lo spettro dell´omofobia aggressiva: hate speech e campagne discriminatorie come nuovo Leit-Motiv per i sovranisti, a cominciare appunto dalla Polonia dove alle elezioni a suffragio universale a due turni – questa domenica e poi due settimane dopo – il forte candidato dei moderni europeisti, il liberalconservatore Rafal Trzaskowski fa paura al PiS sovranista del presidente in carica Andrzej Duda. E soprattutto, il clima di odio fa quasi pensare che gli Lgbtq siano divenuti per la destra radicale sovranista e antieuropea il capro espiatorio e nemico immaginario della nazione, come erano gli ebrei nelle epoche più buie.


L´ultimo scandalo a Varsavia ha coinvolto persino la tv pubblica. La quale ha accusato Trzaskowski, calunniandolo spudoratatamente, di essere “al servizio della lobby Lgbtq internazionale e degli speculatori come George Soros”, il magnate filantropo ebreo-americano di origini ungheresi usato in Ungheria dall’autocrate Viktor Orbán come spauracchio dell’ebreo cattivo.

Duda, presidente polacco in carica, in persona modera i toni, evita le volgarità più pesanti del suo team di campagna. Ma si associa alla campagna anti-Lgbtq (“Polonia dai colori nazionali o Polonia arcobaleno, scegliete votando”), un clima da Medioevo e una posizione assolutamente scorretta e illegittima visto che non è capo di un partito bensì massima carica dello Stato in un Paese membro di Ue e Nato da cui (condividendone sempre meno i valori costitutivi) guadagna molto con fondi di coesione e garanzie di sicurezza verso la Russia di Putin, E pur di far vincere Duda i dirigenti del PiS non si fanno scrupoli. “L’ideologia Lgbt è totalitaria come il comunismo da cui fummo oppressi…Guardate le parate dei froci a Los Angeles o altrove, sembrano bestialisti, non lo vedete che non sono umani?”. Oppure, con l’appoggio di parte della Chiesa cattolica nemica di Papa Francesco: “Siamo fieri di aver creato in Polonia tante zone Lgbtq-free, libere dalla loro ideologia”. 

“La Polonia è divenuta il peggior Paese europeo per diritti e qualità della vita degli Lgbtq”, dicono le Ong arcobaleno internazionali. Nelle grandi città dominate dall’opposizione, come la Varsavia del giovane, dinamico sindaco Rafal Trzaskowski che al ballottaggio potrebbe vincere, il clima è però diverso, aperto. Rispettando i valori tradizionali del cattolicesimo della Polonia profonda, Trzaskowski è a favore delle unioni civili ma non della piena equiparazione tra matrinonio etero e matrimonio gay. Prudenza che non basta, lo accusano lo stesso di “lobbysmo pro-gay e pro-Soros, asservito alla peste arcobaleno”. Insomma il nemico del potere sovranista dipinto dai calunniatori della propaganda e della tv ufficiale come “agente ai servizio di capitale internazionale ebraico e lobby Lgbtq mondiale”.

A volte nel loro zelo propagandista i sovranisti polacchi eccedono e scivolano su bucce di banana. Come lunedì quando dal pulpito del santuario della Madonna Nera di Czestochowa, massimo simbolo cattolico-patriottico, hanno lanciato simili slogan. Hanno costretto persino la conferenza episcopale polacca, spesso schierata con loro in tema omofobia e piena di sacerdoti sotto inchiesta per atti pedofili, a ricordare che tali luoghi sacri non sono luoghi di politica, meno che mai di discorsi di odio. Domenica si vota al primo turno delle presidenziali polacche, il test nel maggior Paese orientale membro di Ue e Nato vale per il confronto tra sovranisti contro liberalconservatori e altri democratici fedeli ai valori del mondo libero in tutta l’Unione, col tema omofobia come primo campo di battaglia.

Fonte: Repubblica

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