Come sopravvivere alla Maturità post virus

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Come studiareInutili troppe nozioni, allenatevi a raccontare con leggerezza
In quarant’anni di insegnamento ho visto cambiare la scuola sotto i miei occhi, come uno specchio del mondo. Una sola cosa è rimasta sempre uguale: l’ansia dei ragazzi prima degli esami, specie quelli di Stato che concludono il ciclo delle superiori. Le statistiche relative ai promossi in teoria dovrebbero rasserenare gli spiriti più bollenti, ma non è mai così. Specie quest’anno in tanti sensi unico e speciale: i docenti della commissione saranno tutti interni, tranne il presidente. La verifica esclusivamente orale. Eppure la tensione resta. Ogni generazione ricomincia da capo nella presa in carico del passato ed il momento simbolico in cui ciò avviene è l’adolescenza: come se nello sguardo smarrito di ogni diciottenne si riproponesse uno scenario preistorico. Giorni travolgenti e indimenticabili durante i quali siamo chiamati a riattraversare la storia della civiltà. Nelle scorse settimane un paio di studenti mi hanno chiesto alcuni consigli pratici. Dovete considerare, ho detto loro, che affronterete una prova anche un po’ teatrale dall’esito tutto sommato prevedibile; sarà un confronto con voi stessi, prima che con gli altri, quindi cercate di trovare la necessaria leggerezza. Personalizzate gli argomenti curando i passaggi logici fra le varie tematiche. Vi gioverà la freschezza espositiva, più del puntiglio ricostruttivo. Dopodiché ci può essere sempre l’elemento imprevedibile della domanda sciocca o dell’ostacolo umano: mettetelo in conto. E andate avanti lo stesso.
 
Come gestire l’ansiaScoprire quanto si vale, è la prima regola per diventare grandi
Pare che per calmare l’ansia si debba respirare profondamente: riempire i polmoni d’aria iniziando dalla parte bassa spostando via via la propria attenzione su quest’unico gesto. Pare che allora la mente si svuoti dai pensieri e, pian piano, ci si sintonizzi solo con la propria respirazione. Pare che persino il cibo e le bevande possano agire sullo stress e sulla paura, e che mentre i fritti e l’alcol non dovrebbero mai essere consumati la notte prima di un esame, mandorle, mirtilli e bacche di Acai facciano parte dei “super alimenti” che permettono di stare meglio. Io, per essere sincera, queste ricette e questi consigli li ho sempre seguiti, ma non hanno mai avuto un grande effetto. Prima di un esame — che poi nella vita gli esami non finiscono mai, e quello di maturità è solo il primo — non sono mai riuscita a cancellare l’ansia. Anzi. Crescendo, paura e stress sono anche aumentati. Ma forse il problema non è questo. Il problema è trovare il modo di convivere con l’ansia, e riuscire quindi ad attraversarla, per evitare che quella paura che abbiamo ogniqualvolta siamo sotto esame, e sembra che la nostra vita dipenda interamente dai risultati che saremo o meno in grado di ottenere, si trasformi in panico cieco, e ci paralizzi. E per attraversare davvero l’ansia, basta ricentrarsi sull’essenziale: ricordare che il proprio valore è indipendente dal giudizio altrui, che nella vita ci sono cose che si gestiscono e altre che invece sfuggono al controllo, e che diventare grandi, in fondo, significa solo imparare a fare la differenza, concentrandoci su ciò che dipende da noi, ma accettando poi anche la casualità della sorte.

 Cosa dire e non direMai avere paura di esprimere le proprie emozioni
Un unico consiglio: nessuna ritualità, tanta verità. Tutto l’esame in un colloquio. È la prima volta, in una situazione di impensata eccezionalità storica e anche emotiva. Ma non è l’esame del Covid e del tutti promossi. È la vostra maturità e l’avete costruita in cinque anni di studio, nessuno ve la regala in un’ora di orale. Voi siete quel che avete imparato e quel che siete diventati. Avete la forza raccolta in questi mesi in cui avete governato la paura e insieme studiato. Avete ospitato in voi una realtà durissima e avete esercitato la vostra responsabilità. Non siete soli. Ogni dialogo avviene all’interno di una relazione, e all’esame ritroverete quella con i vostri insegnanti, vissuta per mesi dentro una lontananza innaturale che però è diventata una prossimità adulta. In questi giorni studiate e trovate le parole giuste. Non importa che siate più bravi a parlare o a scrivere. Ci saranno emozioni che traboccheranno a sorpresa e saranno del tutto simili a quelle dei professori che avete davanti, le emozioni hanno trapassato le vite di tutti in questi mesi. Per molti di voi ci sarà l’ombra di affetti che avete perduto. In un modo o nell’altro la vostra vita nel tempo della pandemia sarà lì con voi e, anche qui, preparate le parole. Nessuna paura ad allargare lo sguardo dalle discipline al mondo. Qualcosa di straordinario sta accadendo. Un rovesciamento. Ci hanno salvato gli invisibili, i lavoratori della cura, del cibo, delle industrie di beni essenziali. Ora è il vostro turno. Giovanissimi chiamati ad aver passione per questo mondo da riparare e rendere luogo in cui poter continuare a vivere.
 
Cosa fare dopoUn viaggio per scoprire se stessi. Poi la scelta più difficile
La maturità è un rito di passaggio. Ma a rilascio lento. Perché il vero senso di quella tempesta di emozioni, di adrenalina, di ansia, di speranza che accompagnano l’esame che si sogna per tutta la vita, consiste nella scoperta di un altro se stesso. Solo allora il rito ha raggiunto il suo scopo. Per questo la vera prova comincia dopo. E consiste in un processo di descolarizzazione responsabile. Che richiede il tempo necessario a dimenticare il latino e a capire chi siamo e cosa sogniamo. Mai come in questo stretto dell’esistenza, che sta fra il noi che siamo stati e il noi che saremo, i sogni devono prendere il posto della realtà. E niente aiuta a pensare altrimenti come un viaggio. Semplicemente perché cambiare posto, abitudini, consuetudini aiuta a conoscersi sotto una luce diversa. Che potrebbe rivelarsi quella giusta per prendere le decisioni giuste. E non occorre necessariamente andare all’estero. A contare non sono i chilometri macinati, ma è l’esperienza dello spaesamento, che ci aiuta a concentrarci sulle decisioni da prendere, possibilmente al riparo da pressioni familiari, amicali che spesso sono alla base di scelte sbagliate. Come quella della facoltà universitaria. Che abbiamo sbagliato in tanti, come provano le statistiche che includono anche il sottoscritto, passato da Giurisprudenza a Filosofia. Ma a volte anche quello è una sorta di viaggio in un altro sapere. L’importante è liberare la mente per diventare autori di se stessi.
Fonte: Repubblica

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