“Centro Stupri”, stampato sulla maglietta per andare in discoteca

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C’era il “centro stupri” sabato sera in una discoteca di Lignano Riviera, la località di mare dove nei weekend si trasferiscono a frotte i friulani. Aveva un tavolo riservato e un gruppetto di ragazzi a far da supporter che se la ridevano a crepapelle.

Succede anche questo alla riapertura delle danze, dopo tre mesi di lock-down e con la scuola e le università chiuse. Succede che alcuni amici, tutti maggiorenni e con i soldi di papà in tasca, se ne vadano in giro per i locali indossando t-shirt con lo slogan di un fantomatico centro stupri stampigliato sulla schiena e, arrivato il fine settimana, trovino spiritoso continuare la sceneggiata prenotando un tavolo con quello stesso, aberrante, nome. E visto che la vita sembra non esistere se non la racconti subito agli altri attraverso i social, succede infine che di quella serata e delle giornate precedenti lascino testimonianza filmata su Instagram e Twitter. Scatenando il finimondo.


È una storia destinata a porre molti interrogativi sull’educazione dei giovani alla cultura del rispetto e della parità di genere quella raccontata attraverso i video e i commenti che negli ultimi due giorni sono rimbalzati da un cellulare all’altro, in tutta la provincia di Udine. Anche perché loro, i leoni del sabato sera, il giorno dopo hanno trovato ulteriore linfa nello sdegno del mondo del web e delle ragazzine in particolare. Risposte vergonose,  sessiste e a sfondo razziale quelle consegnate in tempo reale a chi li criticava. «Certe signorine dovrebbero prendere soli i c…i in bocca e star zitte», per esempio. E «la parte divertente è proprio lo stupro, vuoi mettere? Ah, e la parola Negro è molto raffinata e ricorda i bei periodi», tanto per rincarare la dose.

Finché, oggi, interpellati dal “Messaggero Veneto”, non hanno deciso di cambiare tono e chiedere scusa. «È stata una stupidaggine totale. Fatta così, senza pensare al peso delle parole», ha ammesso uno di loro. Spiegazione chiesta e ottenuta anche dal titolare della discoteca. «Il personale ha rimosso la targhetta non appena resosi conto dell’accaduto», ha detto. Non succederà sicuramente più, almeno da loro. «Ma la cosa più importante, ora, è che non si faccia passare questo episodio per una ragazzata – commenta l’avvocata Pina Rifiorati, presidente del Comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Udine –. In un momento come quello attuale in cui tutte le forze della società civile sono impegnate a combattere la violenza sulle donne e le discriminazioni di genere, questo rappresenta davvero un passo indietro. E la colpa è anche dei modelli educativi che zoppicano, con rappresentanti delle istituzioni che sui social alimentano l’hate speech contro le donne».
 

Fonte: Repubblica

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