Brasile, mezzo milione di contagi. Scontri in piazza, la polizia disperde la protesta antifascista

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Cresce e si allarga il movimento a sostegno della democrazia e contro le spinte autoritarie del presidente Jair Bolsonaro. Per la prima volta in tanti mesi, chiamati a raccolta dai social e dalle chat su Whatsapp, gruppi legati al movimento Antifa, vestiti di nero e rosso, sono scesi in diverse piazze in tutto il Brasile per far sentire anche la loro voce soffocata dalla presenza costante dei fan del presidente di estrema destra che ancora questa domenica si sono radunati davanti al palazzo dell’Alvorada a Brasilia. All’appuntamento si è fatto vedere anche Bolsonaro giunto questa volta in sella a un cavallo e accolto dal grido di “Mito!, Mito!”.  Il clima si è arroventato nel gigante del Sudamerica che proprio ieri superava il mezzo milione di contagi (514.849) e sfiorava le 30 mila vittime (29.314) per il Covid 19. È diventato il secondo Paese con più contagi al mondo dopo gli Usa. Il contrasto fra Tribunale Supremo Federale e Presidenza, con dichiarazioni pesanti sulla difesa dell’indipendenza dei poteri e le rivendicazioni alle interferenze dall’una e dall’altra parte, la perdita di oltre 20 milioni di posti di lavoro, le forti pressioni della Confindustria che vuole ripartire, divide un Paese nel pieno della pandemia. Bolsonaro tira dritto e ordina al ministero della Salute di somministrare due milioni di dosi di idrossiclorochina, già arrivate dagli Usa, a medici e infermieri e “agli ammalati con gravi sintomi”. E questo nonostante ancora sabato l’Oms abbia ribadito la non efficacia del farmaco a livello scientifico e ne abbia vietata la distribuzione per frenare il contagio del coronavirus per i chiari effetti collaterali.  La battaglia infuria. Sulla rete, nelle case, tra la gente e nelle strade. Da San Paolo a Belo Horizonte, da Fortaleza a Rio de Janeiro in migliaia sono sfilati in cortei al grido di “Democrazia”. Nella capitale finanziaria è intervenuta la polizia con lanci di bombe assordanti e candelotti lacrimogeni. I funzionari addetti al servizio sostengono di aver impedito il contatto tra il corteo antifascista e gruppi di sostenitori di Bolsonaro, tra i quali spiccavano bandiere naziste del partito ucraino Pravyy Sektor. Dai video pubblicati su Youtube si vede invece che il cordone di agenti in tenuta antisommossa spara improvvisamente lacrimogeni seguiti da una selva di boati provocati dalle bombe assordanti. I manifestanti hanno reagito scagliando sassi inseguiti anche dai militanti fascisti e nazisti e per ore l’area attorno all’avenida Paulista si è trasformata in guerriglia.
 
Il governatore João Doria ha spiegato su Twitter che “la polizia è intervenuta per garantire l’integrità fisica dei manifestanti su entrambi i lati”, anche se molte delle risposte ricordavano, postando foto, che tra la polizia “ci sono molti fedelissimi di Bolsonaro”. Il presidente, ovviamente senza mascherina, stringendo mani e prendendo in braccio, come è ormai consuetudine, dei bambini, si godeva l’ennesimo bagno di folla a Brasilia. C’erano cartelli contro il Supremo e il Congresso di cui si chiede la chiusura e si invoca l’intervento dei militari per impedire al Brasile di “diventare una dittatura comunista sotto il giogo della Cina”. Anche il presidente twittava e condivideva il messaggio di Trump che annunciava di considerare i gruppi Antifa negli Usa, impegnati nelle manifestazioni e nelle violenze per l’omicidio di George Floyd, alla stregua delle organizzazioni terroristiche. Altri scontri avvenivano intanto a Rio dove la polizia disperdeva con i lacrimogeni il centinaio di manifestanti. Democrazia è la parola più condivisa, gridata e sostenuta in queste ore.  Oltre 100mila firme hanno sottoscritto un manifesto che lancia il “Movimento Estamos Juntos”. Raccoglie esponenti della sinistra, artisti, docenti, intellettuali e noti blogger e rockstar di destra. Uomini e donne rimasti finora in silenzio, sebbene sgomenti per come viene condotta la battaglia al Covid 19, oppure delusi dall’uomo che hanno mandato alla guida del Paese. “La scelta è tra democrazia e barbarie. È in gioco il futuro del Brasile”, hanno commentato. La tensione rischia di travolgere il Paese. La gente, la maggioranza, non ha più soldi. C’è necessità di tornare a lavorare. Per chi ha ancora un lavoro e per chi dovrà cavarsela in qualche modo. Dopo una falsa partenza decretata per sabato, il governo dello Stato si riunirà per decidere se avviare una parziale apertura il prossimo 8 giugno. Si inizia con centri commerciali, negozi, uffici, banche. Il 21 sarà la volta del calcio, concerti, cinema, teatri assieme alle spiagge che qui si riempiono anche di inverno nelle giornate di sole.
Fonte: Repubblica

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